18/09/2016
serie A
Inter
Inter
2 - 1
Juventus
Juventus
Stadio Meazza

La sequenza di vittorie in campionato della Juventus si ferma a San Siro contro un’Inter rediviva.
Una partita che la stampa aveva preannunciato come semplice formalità per lo squadrone di Allegri e che la stessa tifoseria nerazzurra aveva già considerata viziata nella designazione arbitrale di Tagliavento.
A smontare il primo pregiudizio ci aveva già provato Allegri in conferenza stampa, ricordando che non esistono partite semplici nel campionato italiano.
Per quanto riguarda Tagliavento, le statistiche raccontano un’altra storia: due le sfide arbitrate tra Juve ed Inter si sono concluse con una vittoria per parte mentre nelle restanti competizioni i nerazzurri annoverano 19 vittorie, 4 pareggi e 7 sconfitte contro le 10 vittorie, 5 pareggi e 9 sconfitte per i bianconeri.
Tornando al big match, Allegri propone una Juventus inedita con Mandzikic e Benatia titolari, Pjanic spostato centralmente davanti la difesa e fascia destra affidata a Lichsteiner.
De Boer schiera invece un’unica punta, Icardi, vertice di un terzetto composta da Banega, Candreva e Joao Mario.
La Juventus parte bene con un Dybala subito propositivo ma con l’andare dei minuti il suo raggio d’azione comincia ad abbassarsi per supplire la manovra offensiva non supportata dal proprio centrocampo. Tagliavento ammonisce Lichsteiner e Barzagli, fallosi su Miranda e Icardi.
Attorno al 20 ci riprova Dybala ma nel complesso la manovra appare imprecisa e frettolosa. L’Inter appare invece più ordinata e le affrettate verticalizzazioni bianconere semplificano ai nerazzurri la gestione della gara.
Ma la prima vera occasione capita sulla testa di Khedira che, tutto solo, non riesce a battere Handanovic. Replica immediatamente Icardi che liberandosi di Barzagli mette a lato.
Il difensore era subentrato a Benatia, uscito per risentimento muscolare: forse Allegri aveva preferito far riposare Barzagli per una condizione di forma non ottimale.
Ancora Khedira ha l’occasione per raddoppiare ma calcia di poco a lato.
Prima di andare negli spogliatoti viene ammonito anche Asamoah.
La ripresa inizia senza cambi, Allegri pare aver catechizzato a dovere i suoi giocatori che appaiono più ordinati e propositivi. Il giro palla però rimane lento e prevedibile e l’Inter, su errore di Chiellini, innesca un pericolo contropiede sciupato da Candreva.
Al 67′ Juve passa in vantaggio: azione perentoria di Alex Sandro che s’invola sulla fascia e serve al centro Lichsteiner che segna.
Il vantaggio dura poco più di un minuto. Da un calcio d’angolo Icardi si piazza tra Bonucci e Mandzikic e colpisce di testa.
Allegri manda in campo Higuain e poco dopo De Boer cambia Medel con l’ex Felipe Melo.
La gara diventa nervosa, i bianconeri perdono lucidità ed impostano in maniera concitata.
Su una ripartenza Asamoah viene pressato e il suo debole passaggio verso la difesa si trasforma nel miglior assist possibile per Icardi.
La punta serve il subentrato Perisic che segna di testa prendendo in controtempo Buffon.
Allegri tenta sul finire del match un cambio di modulo: dentro Pjaca per Chiellini.
I bianconeri si dispongono a quattro. Poco dopo un’occasione importante per Higuain con un colpo di testa che lambisce il palo.
La partita si conclude con un lungo recupero ma l’Inter riesce a conquistare i tre punti.
C’è poco da aggiungere alla cronaca ma molto su cui riflettere.
La gara è stata male impostata, sia dal punto di vista motivazionale che tattico.
L’Inter ha segnato sempre su errori dei singoli giocatori (corner e palla persa in ripartenza) ma attorno a queste incertezze l’intero match è stato gestito con scarsa concentrazione ed organizzazione approssimativa.
Un baricentro basso, un Pjanic a cui si è chiesto di verticalizzare a ridosso della propria difesa, un Dybala costretto a prendere palla a centrocampo, la rinuncia a proporre una fascia destra più offensiva sono state scelte che hanno spianato la strada alla rinascita dell’Inter.