Finalmente sette!

Sette.
Il sette è sempre stato un numero simbolico importante. Sette sono infatti le virtù, e sette sono i peccati capitali.
E sette sono gli scudetti consecutivi che la Juve ha vinto in questa gloriosa era calcistica.
Quello che è stato conquistato ieri, il trentaseiesimo scudetto della storia bianconera, è infatti uno dei più importanti, se non il più importante.
Perché è stato uno scudetto sudato come non mai, un titolo che in molti davano per perduto a metà campionato, un’impresa degna dei più grandi poemi epici che vedono l’eroe contro tutto e contro tutti.
Un campionato vinto col sudore ma anche con una dimostrazione di forza senza pari.
E qui si aggiungono le storie dei singoli a creare la poesia del gruppo.
Come quella di Douglas Costa, considerato un acquisto sbagliato a inizio campionato e poi rivelatosi campione di indiscusso valore e freccia insostituibile nella faretra di Allegri. Come quella di Higuain, che a ogni inizio stagione viene dato per bollito e poi esplode, dimostrandosi decisivo anche nelle annate meno prolifiche, o quella di De Sciglio, scaricato frettolosamente dal Milan e rinato nel sistema di Allegri.
Ma sopratutto quella di chi questi scudetti li ha vinti tutti, dei campioni che hanno scritto la storia. Di Gigi Buffon, di Chiellini, di Barzagli, di Lichtsteiner, di Claudio Marchisio.
Gloria, quindi, a questi campioni, e gloria negli anni a venire per questa Juventus, che già da domani partirà alla volta di un altro sogno, di un’altra impresa leggendaria. Perché è questo l’obiettivo dei grandi: non essere mai sazi, e cercare sempre di vivere per la prossima battaglia, con la sicurezza di doverla vincere.