Auguri Gigi

Il portiere è li, solo, il numero uno ha tempo di pensare, ragionare, vede da spettatore i compagni che si dannano, vede la squadra che lotta, che sale, che si chiude, non può fare nulla per aiutarli ma è chiamato a fare tutto: salvare il risultato.
Questa è la vera solitudine dei numeri primi.
Gigi è stato in questi anni non solo un portiere ma un’ancora dello spogliatoio, l’anima della Juve, il primo a capire che il nostro stadio ci avrebbe portato subito il tricolore dopo anni di purgatorio, il primo a strigliare pubblicamente squadra e compagni con autorità e risolutezza quando serviva.
In un’epoca in cui vanno di moda gli slogan stranieri, gli inglesismi, l’esterofilia, verrebbe da dire “mes que un portero”, “you’ll never walk alone”, o qualche altro slogan storico riadattato per l’occasione ma non mi viene in mente nulla di più italiano di Gigi.
Lui è l’espressione di tutto ciò che è tricolore, mille volte nella polvere e mille volte sugli altari per finire poi nell’olimpo degli dei del calcio, lui è la dimostrazione che il talento non basta se non c’è abnegazione, se non c’è professionalità, se non c’è testa.
Mi ha colpito tantissimo una foto che ai più passò inosservata: Berlino, quella notte magica, la squadra festeggia e poi c’è Gigi che cammina solo in mezzo al campo con la bandiera sulle spalle, che guarda i compagni da lontano, quello è il suo mondiale, è sul tetto del mondo ma si prende comunque un attimo per ritornare al suo silenzio, confinato fra tre legni e due rettangoli disegnati in terra.
Questo è la vita vita dei numeri uno, questa è la vita che ha scelto IL numero uno per eccellenza.
Ci sono ottimi portieri e poi c’è Gigi.
Auguri Capitano

buffon